SFRUTTAMENTO E SUICIDI, IL DISAGIO DEI SOLDATI ITALIANI CHE PRESIDIANO GLI “OBIETTIVI SENSIBILI” NELLE NOSTRE CITTÀ Intervista al Maresciallo Giuseppe Pesciaioli, presidente dell’associazione “Assodipro, Solidarietà, diritti e progresso” “NEGLI USA, SOLO NEL 2014, PER LA PREVENZIONE DEL DISAGIO PSICOLOGICO DEI MILITARI LA DIFESA HA SPESO 7 MLD DI DOLLARI, IN ITALIA LE STATISTICHE SUI SUICIDI DEI MILITARI SI FERMANO AL 1939, E OGGI NEL MOMENTO IN CUI MANIFESTI UN DISAGIO, VIENI BUTTATO FUORI.” “Si rischiano provvedimenti disciplinari se si beve una bottiglietta d’acqua, un ragazzo che si era recato dal medico per il mal di schiena dopo svariate ore in piedi è stato punito perché si è allontanato dal servizio, queste sono le condizioni in cui lavorano i nostri ragazzi, che lavorano con impegno e dedizione, quando la classe dirigente ignora totalmente i loro problemi” “I suicidi riguardano nella quasi totalità dei casi i gradi più bassi. Parliamo di militari con pochi anni di servizio, dislocati a centinaia di km dalla sede di servizio , lontani dagli affetti e dalla vita privata, impiegati per periodi di 6 mesi in turnazioni di 6 ore pagate dai 4 ai 10 euro l’ora di straordinario, diventati con il tempo un forfettario di 26 euro giornalieri, dislocati in strutture fatiscenti, in vecchie caserme, dove spesso sono gli stessi militari a dover ripristinare a loro spese le condizioni igienico sanitarie delle caserme,in generale la situazione è grave e c’è un uso spregiudicato della capacità del singolo militare di prestare servizio, non maturano nessun tipo di previdenza sociale. Le forze militari non hanno strumenti di tutela collettivi, quando si ha una difficoltà da rappresentare, è una situazione che crea un disagio ulteriore, anche in presenza di disagi psicologici viene affrontata con superficialità, e spesso la conseguenza è la perdita dell’impiego.” Giuseppe Pesciaioli è il presidente dell’associazione “Solidarietà, diritti e progresso”, nata nel ’92, che si occupa dell’affermazione dei diritti dei militari, per estendere la fruizione dei diritti costituzionali dall’ambito civile, appunto a quello dei militari. Negli ultimi anni si è occupata del sovraccarico di lavoro che grava sui militari impiegati nell’ambito dell’operazione “strade sicure”. Strade Sicure è l’unica operazione militare attiva sul territorio italiano, avviata nel 2008 in virtù della legge n. 125 del 24 luglio dello stesso anno. Fortemente voluta dall’allora ministro Ignazio La Russa, l’iniziativa riguarda 38 città ed è rivolta al contrasto della microcriminalità e alla protezione di obiettivi sensibili come aeroporti, stazioni e consolati, in sostegno alla Polizia. Durante il Governo Renzi, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha deciso di limitare le mansioni dei militari alla sola presenza statica, cioè al presidio di obiettivi sensibili, eliminando le mansioni di pattugliamento. Anche se inizialmente sarebbe dovuta durare un solo anno, l’operazione Strade Sicure ha appena festeggiato il nono compleanno e con l’ultima legge di bilancio è stata prorogata fino al 31 dicembre 2019, è stato incluso inoltre nel Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2019-2021. (Fonte: “The Vision”)