Professionisti: pareri chiesti via email vanno pagati

Una recente sentenza della Cassazione viene incontro al lavoro dei professionisti.
La Suprema Corte infatti si è espressa sulla richiesta di pagamento di un professionista che aveva inviato i suoi pareri via email: gli Ermellini hanno stabilito che chi chiede una consulenza via email deve pagare il professionista. Il fatto che la comunicazione sia inviata in modo informale, tramite internet, e senza un appuntamento allo studio o un esplicito accordo preventivo sul compenso, non attribuisce una presunzione di gratuità alla prestazione: prestazione che, per legge, resta sempre a titolo oneroso. L’email, secondo la Cassazione, è prova del conferimento dell’incarico professionale e, una volta spedita, obbliga il cliente a onorare la parcella. La sentenza in commento poggia su questi passaggi: un incarico conferito a un professionista si considera sempre a pagamento, salvo diverso accordo tra le parti l’email con la richiesta di un parere o con qualsiasi altro incarico instaura un rapporto contrattuale, a pagamento, con il professionista; l’email può essere considerata una prova e dimostrare, appunto, il conferimento dell’incarico; il professionista che abbia eseguito l’incarico richiestogli con l’email ha diritto ad essere pagato. Secondo la Cassazione: l’avvocato, l’ingegnere, l’architetto, il consulente del lavoro, il medico, il commercialista può dimostrare in qualsiasi modo di aver ricevuto l’incarico, quindi anche con una semplice email. La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, si legge in sentenza, può essere data dal creditore con ogni mezzo, anche tramite indizi quale è appunto lo scambio di corrispondenza telematica. Sarà il giudice a valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita.

La Redazione

 

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