La vittoria di Phyllis Omido sulla multinazionale africana che lavorava il piombo

Owino Uhuru, Mombasa, Kenya:

Phillis Omino era una dipendente della Metal refinery EPZ, una fabbrica che lavora vecchie batterie d’automobile per recuperarne il piombo.

La fonderia era molto vicino al centro abitato, gli impatti del piombo sulla gente del luogo non tardarono a manifestarsi.

In qualità di dipendente dell’azienda e di redattrice di un rapporto sull’impatto ambientale dello stabilimento, Phillis Omino aveva già raccomandato alla direzione aziendale di trasferire la fonderia più lontano dalle abitazioni senza essere ascoltata.

 

 

Ma fu nel 2009 che la donna scelse di licenziarsi e di portare l’azienda in tribunale,

quando suo figlio King David si ammala di febbri violente di cui nessuno capisce la causa finché il medico scopre che il sangue del bambino è avvelenato: la quantità di piombo, presumibilmente assorbito con il latte materno, è 35 volte superiore a quella consigliata dall’OMS.

A quel punto fu facile ipotizzare che anche gli altri bambini avessero il sangue avvelenato, che si trattasse di un caso di avvelenamento collettivo.

La Metal Refineries cercò di metterla a tacere proponendole di pagare le cure per il figlio, ma lei decise di perseguire la sua lotta.

Inizia ad incontrare gli abitanti e a spiegare loro come stanno le cose.

Fonda il Center for Justice Governance and Environmental Action , centro per la giustizia e l’azione ambientale.

 

 

La fabbrica chiude solo nel 2014, a seguito di un sopralluogo di una commissione del senato kenyota. Le cose però sono migliorate solo in parte. Non c’è più il fumo nero: gli abitanti dello slum non sono più costretti a respirare piombo. Ma terreno e l’acqua restano contaminati, e resta il piombo nel sangue di bambini e adulti.

La battaglia lanciata dalla class action di Owino Uhuru dunque non è ancora finita: va avanti il procedimento legale; i querelanti chiedono la bonifica e 13 milioni di euro di risarcimenti.

Nel 2015 Phyllis Omido ha ricevuto il premio ambientale della Fondazione Goldman,

detto anche il “nobel verde”.

Ginevra Poli

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