Argia Di Donato: “Unitevi alla mia battaglia doverosa”

“…non può esistere un discrimine basato su parametri reddituali che stabilisca se sono o meno un avvocato, se posso continuare o meno ad esercitare la mia professione…ciò che abbiamo rilevato è che le normative introdotte dalla nuova legee professionale, all’art.21 commi 8 e 9, sono in palese violazione dei principi costituzionali…”

Comment ( 1 )
  1. A. Tumminello
    4 aprile 2018 at 19:31
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    Caro avvocato. l’italia è un paese con leggi assurde e spesso incostituzionali. questo paese potrà risollevarsi solo ripartendo dalle fondamenta.

    le propongo una storiella.

    Intorno alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, un giovane laureato in giurisprudenza, avendo superato gli esami per l’esercizio della professione di procuratore legale, si iscrive ad un albo professionale della Sicilia.

    Contemporaneamente partecipa al concorso a cattedre per l’insegnamento di discipline giuridiche ed economiche e, avendolo superato, agli inizi degli anni ’90, è immesso in ruolo alle dipendenze del Ministero dell’istruzione. Da allora ad oggi, ha esercitato la professione di insegnante nelle scuole secondarie superiori della Repubblica non avendo nemmeno iniziato la professione di avvocato.

    Negli anni, in un paio di occasioni (quando se ne è ricordato) ha chiesto la cancellazione dall’albo dei procuratori legali, cosa che riesce ad ottenere solo nel febbraio del 2013, nonostante l’ultima istanza porti la data del 12 novembre 2012 (la prima istanza risale al 2007).

    Dalla fine degli anni ’80 ad oggi, il tizio ha fatto il militare, ha lavorato, si è sposato, ha avuto figli, è invecchiato, ha avuto un infarto, insomma ha vissuto una vita comune a molti suoi contemporanei.

    Nel 2016 riceve una lettera da parte della cassa forense con la richiesta dell’invio di un fantomatico mod. 5 da reperire presso il sito della stessa. Tenta attraverso il sito di interloquire con la cassa per il benedetto mod. 5 ma non vi riesce perché, non essendo iscritto non ha il codice e poi non ha neanche la PEC. Ritiene a questo punto che la richiesta sia frutto di un errore e dimentica l’accaduto fino a quando non riceve due cartelle esattoriali per importi intorno ai 500 euro ciascuna relativi alle sanzioni per omesso invio mod. 5 per gli anni 2012 e 2013.

    Spaventato e contrariato tenta di mettersi in contatto con la cassa tramite telefono, ma non avendo il codice di iscrizione la sua telefonata viene messa in coda a quelle fornite di codice e in pratica riesce solamente ad ascoltare la musichetta di attesa. Va anche su Facebook e trova la pagina del Presidente della Cassa ove sono pubblicate numerose foto dello stesso, immortalato accanto macchine da sogno con ai piedi delle sgargianti scarpe rosse o nella cabina di pilotaggio di aerei o in posa da adolescente in gita. Innumerevoli i commenti dettati da deferenza o meglio piaggeria nei confronti dell’aitante personaggio. Conosciuto il suo nome effettua una ricerca su internet scoprendo lo studio del presidente. Immediatamente telefona a quel numero e riesce ad ottenere dalla persona che risponde il numero di due funzionarie della cassa alle quali immediatamente si rivolge per avere chiarimenti. La prima, dopo una prima sospettosa reazione (chi le ha dato il mio numero) lo rimanda alla seconda la quale molto cortesemente lo invita a mandare tutto per e-mail alla sua casella di posta presso la cassa. Dopo giorni riceve la notizia che tutto è regolare e che quindi deve pagare perché non ha inviato il mod. 5. Il malcapitato dopo decenni avrebbe dovuto sapere dell’esistenza del mod. 5 e curarne l’invio per tempo ed entro le annue scadenze. Il mancato invio è sanzionato duramente (poco meno di 500 euro per anno) esageratamente sproporzionato rispetto, ad esempio, alla omessa presentazione della dichiarazione dei redditi (Mod. UNICO) che è sanzionata con poco più di 200 euro. Come mai una sanzione così dura stante che non ha evaso alcunchè ? Chi ha fatto la legge? Qual è la ratio di una norma siffatta? Serve forse solo a fare cassa e pagare i capricci degli amministratori? Perché dopo vent’anni si colpisce così duramente un persona di 64 anni?

    E pensare che in questo paese circolano impunemente grassatori, assassini, stupratori, spacciatori, evasori, ladri, politici corrotti, governanti inetti, malavitosi e pregiudicati, e a tutti viene data la possibilità di redimersi di migliorarsi a tutti vengono concessi dei benefici. Benefici negati alle persone oneste.

    Il tizio, se il tutto fosse ragionevole, pagherebbe con solerzia come sempre ha pagato tasse, balzelli ed altro. Questa del mod. 5 gli sembra una soverchieria bella e buona.

    Tra l’altro il tizio incomincia a temere di dover pagare dagli anni 90 in poi anche perché il funzionario addetto alla gestione della pratica gli ha preannunciato l’arrivo di ulteriori cartelle di pagamento perché il “debito si è consolidato” sic. Il malcapitato incomincia a temere anche che la nuova preoccupazione possa interferire pericolosamente con l’insufficienza cardiaca derivante da pregresso infarto mentre il Presidente della Cassa ride, gioca e se la spassa toccando i comandi di un aereo fermo sulla pista o si fa fotografare in una posa che sembra la statuetta del premio Oscar.

    Come finirà? E’ probabile che il tizio paghi tutto, attingendo al piccolo risparmio accantonato con sacrificio (non è andato mai in vacanza, non si è mai concesso alcun capriccio a parte una o due pizze l’anno con la consorte) togliendo soldi ai propri figli e alla propria famiglia. Dalla vicenda nel contempo ne ricava la convinzione che la giustizia non è di questo mondo; questo mondo è per i furbi e non per le persona normali, mansuete e corrette.

    Cordiali saluti

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