Addio all’assegno all’ex moglie che può lavorare?

L’ex moglie che è in grado di lavorare perde il diritto all’assegno di mantenimento? Si ma solo se “l’attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche”. Ad affermarlo è la Cassazione con la sentenza n. 789/2017. Di recente la Suprema Corte si è pronunciata sul diritto di una ex moglie casalinga e senza competenze professionali specifiche a continuare a percepire l’assegno di mantenimento da parte del marito.  Le lamentele dell’ex marito relativamente allo scarso impegno della donna nella ricerca di una occupazione remunerativa non sono valse a nulla. Tali circostanze, infatti, per il Palazzaccio, non sono rappresentative della effettiva possibilità della donna di ottenere una collocazione sul mercato del lavoro. Per cui, contrariamente a quanto deciso dalla corte di merito, per gli Ermellini va ribadito anzitutto il principio in base al quale, “in tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica”. Con l’avvertenza però che “l’attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita”.

La Redazione

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